virgolette-aperteLa vita è come un treno: ci sono pochi uomini locomotiva, nati per trainare, e molti uomini carrozza, nati per essere trainati. Purtroppo in politica i ruoli spesso si invertono e così, alla guida del Paese, troviamo davanti gli uomini carrozza a fare le locomotive e dietro gli uomini locomotiva costretti a fare le carrozze. E il treno non cammina. (Raffaele Avallone)virgolette-aperte
12 Agosto 2020

PERCHE’ IL PREZZO DEL PETROLIO SCENDE E QUELLO DELLA BENZINA NO?

Di Raffaele Avallone

E’ più di un mese che siamo chiusi in casa e non usiamo la macchina, o la usiamo pochissimo e non facciamo rifornimento di carburante. La drastica riduzione dei consumi ha lasciato le pompe di benzina piene, per cui i gestori non hanno avuto necessità di acquistare nuovo carburante dai loro fornitori. A loro volta i fornitori non ne hanno acquistato dai petrolieri, che a loro volta si sono trovati con i depositi pieni e l’impossibilità di estrarre altro petrolio, dovendo prima vendere quello già estratto. La conseguenza di tutto ciò è che il prezzo del petrolio è crollato.

Ed allora ci chiediamo, perché quando sale il prezzo del petrolio sale subito anche quello della benzina, mentre quando il prezzo scende quello della benzina resta praticamente invariato?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo capire come si forma il prezzo del carburante.

Il prezzo di benzina e gasolio è formato da:

BENZINA DIESEL

1- costo vero del carburante (cosiddetto platts) 27% 32%

2- ricavi per grossisti e distributori 8% 9%

3- Accise e IVA (tasse statali) 65% 59%

TOTALE 100% 100%

Appare chiaro come siano le accise e l’IVA a fare la parte del leone, mentre è alquanto minoritaria la fetta che va ai grossisti e alle stazioni di servizio (8%). Ciò spiega anche perché troviamo poca differenza di prezzo tra i vari distributori, considerati i loro ristretti margini lordi di ricavi.

Ma cosa sono le accise e come si applicano?

Intanto il termine accisa viene dal latino “accidere”, ossia cadere sopra. Nel nostro caso, però, le accise più che caderci sopra ci hanno schiacciati.

Le accise colpiscono i nostri consumi di carburanti, ma anche di energia, tabacchi, prodotti alcoolici (birra sì, vino no). Sono quindi imposte indirette, come l’IVA, che non colpiscono i nostri guadagni ma le nostre spese. A differenza dell’IVA però, che va calcolata sul prezzo del prodotto, le accise vanno applicate sulla quantità di prodotto consumato. Un esempio chiarirà meglio la differenza. Quando prendiamo un caffè al bar che ci costa 1 euro paghiamo l’IVA al 10% che è incorporata nel prezzo, e quindi circa 9 centesimi. Quando invece acquistiamo 1 litro di benzina paghiamo, solo a titolo di accise, ben 72,8 centesimi al litro (che diventano 61,17 centesimi se acquistiamo gasolio) e questo indipendentemente dal costo del prodotto. Non solo. Sulle accise, che sono già una tassa, paghiamo poi anche l’IVA al 22% (cioè paghiamo una tassa sulla tassa) e questa è una vergogna

Insomma è come se la benzina costasse in partenza 73 centesimi di euro per accise, a cui bisogna però aggiungere il costo vero del carburante, dall’estrazione del petrolio fino alla distribuzione alla pompa di servizio, il tutto maggiorato di IVA al 22% (anche sulle accise)

Conclusione:senza le accise e l’IVA un litro di benzina costerebbe circa il 35% del costo attuale , ossia non più di 50 centesimi al litro.

Ma perché paghiamo queste accise?

Queste tasse (che col tempo sono diventate 19) vennero create per raggiungere determinati obiettivi eccezionali. La prima fu introdotta nel 1935 per finanziare la guerra di Abissinia. Nel 1956 venne introdotta quella per la crisi del canale di Suez; nel 1963 quella per il disastro del Vajont, nel 1966 per l’alluvione di Firenze, e così via fino all’ultima introdotta nel 2014 per il finanziamento del “decreto fare” passando per i terremoti dell’Aquila, della Toscana e dell’Emilia.

Quindi molte di esse (non le ho elencate tutte per brevità) non avrebbero più motivo di esistere, perché sono passati decine di anni ormai, ma resistono e consentono allo Stato di incassare soldi sicuri. Né sarebbe possibile oggi separarle, per eliminarne qualcuna, perché dal 1995 esse sono state raggruppate in un’unica accisa che le comprende tutte.

Quindi, il motivo per cui quando scende il prezzo del petrolio non scende anche quello dei carburanti, risiede nel fatto che su ogni litro di benzina si parte da un costo fisso per tasse di 88 centesimi, a cui vanno aggiunti sia il costo vero del carburante, sia il guadagno delle raffinerie e delle stazioni di servizio che, essendo già ridotti all’osso a causa dell’ingordigia dello Stato, hanno margini minimi di sconto. Consegue che il prezzo della benzina scenderà solo quando scenderanno le tasse e non i costi del petrolio.

Sperare però in una eliminazione delle accise è pura illusione. Lo Stato incassa ogni anno più di 34 miliardi (di cui il 75% provenienti dalla tassazione dei carburanti). Ed allora ci domandiamo: perché, almeno in tempi di coronavirus, per incoraggiare la ripresa economica, non vengono almeno ridotte (non dico eliminate) queste maledette accise sui carburanti? Perché non vengono ridotte anche quelle sulle bollette energetiche? Questo si che sarebbe un aiuto concreto ai cittadini e alle aziende. Altro che garantire prestiti che poi devono essere restituiti.

La guerra in Abissinia è passata da quasi un secolo.

28 aprile 2020

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